Legge 46/90:

Di che tratta la Legge 46/90?

La legge 46/90 riguarda l'obbligo di realizzare a regola d'arte gli impianti negli edifici.

Tra gli impianti, sono inclusi quello elettrico, di riscaldamento, di distribuzione del gas, l'impianto idrico e di scarico, l'ascensore, l'impianto d'antenna, l'impianto parafulmine, l'impianto antifurto e antincendio.

Dove si applica la Legge 46/90?

Il campo d'applicazione della legge si estende a tutti gli ambienti abitativi, pubblici e privati, compresi studi professionali, sedi di associazioni, circoli o conventi e simili. Limitatamente all'impianto elettrico, si applica anche negli ambienti adibiti a sedi di società, ad attività industriali, commerciali ed agricole, edifici di culto, uffici, scuole, luoghi di cura, magazzini e depositi.

Quando è entrata in vigore la Legge 46/90?

Il 13 marzo 1990. Gli edifici costruiti dopo questa data devono avere gli impianti eseguiti secondo la regola dell'arte. Per quelli anteriori, era necessario eseguire alcuni adeguamenti minimi, via via prorogati. L'ultima proroga è scaduta il 31/12/98.

Quali sono gli obblighi del cittadino per la Legge 46/90?

Se si realizzano o apportano modifiche sostanziali agli impianti è obbligatorio rivolgersi a personale abilitato, i cui elenchi, distinti per specializzazione, sono depositati presso la Camera di Commercio. Ad intervento eseguito, è obbligatorio farsi rilasciare dall'impiantista la Dichiarazione di conformità, la quale dovrà accompagnare l'impianto per tutta la sua vita (anche nei passaggi di proprietà dell'edificio), come se ne fosse una componente fisica integrante. La Dichiarazione di conformità si riferisce ai soli interventi eseguiti, non a tutto l'impianto che è stato interessato dai lavori.

Cos'è la Dichiarazione di conformità?

È una dichiarazione rilasciata obbligatoriamente dall'impiantista al proprietario committente, (e spedita in copia dall'impiantista alla Camera di Commercio presso cui è iscritto) in cui si descrivono i lavori eseguiti ed in cui l'impiantista dichiara che questi sono stati fatti secondo la regola dell'arte.

Quali sono gli adeguamenti minimi obbligatori nelle abitazioni, per gli impianti elettrici realizzati prima del 13 marzo 1990?

Negli impianti elettrici preesistenti, l'obbligo si limita a far installare un interruttore differenziale (il cosiddetto "salvavita") e a far sostituire le prese esistenti con quelle di sicurezza, che impediscono ad oggetti metallici sottili di venire in contatto con le parti interne in tensione. Naturalmente, subito a valle del contatore devono essere presenti gli interruttori automatici (magnetotermici), ed i conduttori che costituiscono l'impianto elettrico devono avere sezione e grado d'isolamento adeguati, cosa che in genere si riscontra negli impianti non troppo vecchi.

In quali sanzioni incorre chi non installa entro il 31/12/1998 il "salvavita" o chi affida i lavori impiantistici a personale non abilitato?

In caso di controllo, demandato ai Comuni, si incorre nella sanzione amministrativa variabile da 500.000 a 5 milioni di lire per l'omesso adeguamento degli impianti, e nella sanzione da 100.000 a 500.000 lire, se si affidano i lavori ad impiantisti non abilitati ai sensi della L.46/90.

A cosa serve l'interruttore differenziale ("il salvavita")?

A togliere la tensione all'impianto elettrico, nel caso di una dispersione di corrente verso terra, dovuta ad un guasto o ad un contatto con una parte in tensione.

La corretta installazione del "salvavita", imposto dalla L.46/90 negli impianti preesistenti, è sufficiente da solo a garantire la sicurezza?

No. L'interruttore differenziale (anche quello ad altissima sensibilità -da 10mA- che si installa a protezione dei bagni) non garantisce la sicurezza assoluta contro la folgorazione, pur se rappresenta comunque una soluzione economica ed efficace per ridurne drasticamente il rischio. Infatti, il tempo di scatto del dispositivo è sufficientemente lungo da consentire il passaggio nel corpo umano di dosi di corrente (intensità x durata) che in situazioni particolari possono anche essere mortali.

Allora, cos'altro bisogna fare per rendere più sicuro un impianto elettrico?

È necessario realizzare un idoneo impianto di terra, coordinato elettricamente con l'interruttore differenziale.

L'impianto di terra è quindi obbligatorio nelle abitazioni?

È obbligatorio solo per gli impianti elettrici realizzati dopo il 13 marzo 1990. In caso di infortunio, però, il proprietario dell'abitazione diventa civilmente e penalmente perseguibile (omicidio colposo), se si dimostra che la disgrazia si sarebbe evitata se fosse stato realizzato l'impianto di terra.

L'impianto di terra ben realizzato e coordinato con l'interruttore differenziale può garantire la sicurezza assoluta?

Se un impianto elettrico è realizzato secondo la regola dell'arte, cioè se è munito sia dell'interruttore differenziale che dell'impianto di terra coordinato, ed ha le componenti impiantistiche e gli apparecchi utilizzatori in buono stato di manutenzione, il rischio elettrico si riduce ai minimi livelli economicamente e ragionevolmente raggiungibili, ma non si annulla. In particolare, non si elimina il pericolo nel caso di contatto deliberato con parti in tensione (ad esempio, se si rimuovono gli involucri o le protezioni senza staccare la corrente).

Quali sono gli obblighi imposti dalla Legge 46/90 nel caso degli impianti elettrici condominiali?

In aggiunta agli obblighi che sussistono nelle singole abitazioni, viene anche imposta la realizzazione e la denuncia dell'impianto di terra all'Organismo di controllo pubblico (il Dipartimento I.S.P.E.S.L. di Potenza e successivamente l'A.S.L.), se nel condominio ci sono lavoratori dipendenti stabili (portinaio, giardiniere ecc.) o sono ubicati locali dove si svolge attività lavorativa con personale dipendente.

In quali casi occorre eseguire la progettazione dell'impianto elettrico?

La progettazione (ed il deposito del progetto) sono obbligatori nei seguenti casi: abitazioni con più di 400 mq di superficie; utenze condominiali che hanno una potenza elettrica impegnata maggiore di 6 kW (valore facilmente superato quando l'ascensore condominiale è di tipo oleodinamico); attività produttive, commerciali e del terziario svolte in locali di più di 200 mq o con utenze alimentate a più di 1000 V; locali i cui impianti elettrici devono rispondere a normative specifiche (ad es. i locali ad uso medico, a maggior rischio in caso d'incendio, con pericolo di esplosione, ecc.). Se nei casi precedenti il proprietario omette di depositare il progetto dell'impianto elettrico, è passibile di una sanzione amministrativa da 1 a 10 milioni di lire.

 

Legge CEI 64-8 V3

La nuova variante V3 della norma CEI 64-8, recentemente pubblicata ed in vigore dal primo settembre 2011, modifica alcuni articoli della Norma e introduce un documento (allegato A) dal titolo “ambienti residenziali - prestazioni dell’impianto” La nuova variante V3 della norma CEI 64-8, recentemente pubblicata ed in vigore dal primo settembre 2011, modifica alcuni articoli della Norma e introduce un documento (allegato A) dal titolo “ambienti residenziali - prestazioni dell’impianto”, che fornisce prescrizioni addizionali, ai fini delle prestazioni e della fruibilità dell’impianto elettrico dell’unità immobiliare situate all’interno dei condomini e delle abitazioni mono e plurifamiliari. Sono esclusi dal campo di applicazione della variante, gli impianti nelle unità abitative degli edifici pregevoli per arte e storia, soggetti alla Legge 1/6/1939 n.1089, e le parti comuni degli edifici residenziali. Le prescrizioni dell’allegato si applicano ai nuovi impianti ed ai rifacimenti completi (realizzati successivamente al 1/09/2011). Le principali novità riguardano gli interruttori differenziali e le dotazioni minime degli impianti all’interno delle abitazioni.

Interruttori differenziali

Oltre ad alcune correzioni di carattere formale (agli articoli 314.1 parte commento, 526.1 parte commento, capitolo 53, parte commento), in cui si introducono i riferimenti al nuovo allegato, la variante fa riferimento alla Norma CEI EN 62423 “Interruttori differenziali di Tipo B con e senza sganciatori di sovracorrente incorporati per installazioni domestiche e similari”. La variante approfondisce quanto introdotto (CEI 64-8 ed. V1 del 2007) all’articolo 531.2.1.4, circa la protezione contro le correnti di guasto non sinusoidali. Viene infatti sostituito il commento, ed introdotta la classificazione dei dispositivi di protezione tenendo conto, come vedremo in seguito, della EN 62423. Vengono inoltre aggiunte prescrizioni circa la selettività degli interruttori e sul numero minimo di dispositivi, nonché prescrizioni sul differenziale posto a protezione del montante.

Dotazioni minime

La variante, pur riconoscendo che il dimensionamento e le dotazioni dell’impianto elettrico devono restare frutto dell’accordo tra progettista installatore e committente, introduce criteri e dotazioni minimi facendo riferimento a tre livelli di prestazioni. Il livello 1 individua la dotazione minima perchè l'impianto elettrico possa considerarsi conforme alla norma CEI 64-8. Tale livello prevede, in particolare, un numero minimo di punti-prese e punti-luce in funzione della metratura o della tipologia del locale di installazione e un numero minimo di circuiti in funzione della metratura dell'appartamento. Il livello 2 prevede, rispetto al livello 1, un aumento delle dotazioni e dei componenti e l'aggiunta di servizi ausiliari quali il videocitofono e l'anti-intrusione. Il livello 3 prevede, rispetto ai livelli 1 e 2, un ulteriore aumento delle dotazioni e l'introduzione della domotica.

Quadri, giunzioni ed altre prescrizioni impiantistiche

In unità abitative di superficie fino a 75 m2 gli impianti devono essere dimensionati in modo da poter stipulare un contratto con potenza contrattuale impegnata fino a 3 kW, e 6kW per superfici superiori. La sezione del montante non deve essere di sezione inferiore a 6 mm2. Le abitazioni devono essere dotate di uno o più quadri di distribuzione dimensionati per il 15% in più dei moduli installati (con un minimo di due moduli) per consentire ampliamenti successivi . Deve essere presente un interruttore generale, correttamente identificato ed accessibile all’utente. Il quadro principale dell’unità abitativa deve essere inoltre raggiunto direttamente dal conduttore di protezione proveniente dall’impianto di terra dell’edificio, al fine di permettere la corretta messa a terra degli scaricatori di sovratensione. Altre dotazioni ritenute minime dalla variante: - Le prese TV in ambienti quali soggiorno, camera da letto, studio e cucina devono avere accanto la predisposizione per 6 prese energia. Eventuali prese TV in altri ambienti devono avere accanto almeno una presa energia. - Accanto ad ogni presa dati o telefonica deve essere installata almeno una presa energia. - In ogni locale deve essere installata una delle prese deve essere installata in prossimità della porta. - L’interruttore luci del locale deve essere installato vicino alla porta di accesso, indifferentemente all’interno o all’esterno del locale corrispondente. - Il comando dei punti luce non direttamente visibili deve essere associato ad una spia di segnalazione integrata atta a segnalare lo stato di “acceso” dell’apparecchio comandato. -Si consiglia che i punti prese della cucina e il punto presa destinato ad alimentare la lavabiancheria siano in grado di ricevere almeno una spina S30 e di predisporre, in prossimità del tubo di ingresso del gas l’alimentazione elettrica per una eventuale elettrovalvola di intercettazione del gas.

Interruttori differenziali

Fruibilità e prestazioni

Per garantire la una certa continuità di servizio, la protezione differenziale deve essere suddivisa su almeno due interruttori, e se presente, l’interruttore differenziale posto a protezione del montante (che secondo la nuova variante deve avere sezione minima 6 mmq) deve garantire selettività totale nei confronti delle protezioni differenziali a valle. Se differenziale, l’interruttore generale deve garantire selettività totale nei confronti di tutti gli interruttori a valle, oppure deve essere dotato di dispositivo di richiusura automatica.

Sicurezza

La protezione contro i contatti indiretti nei sistemi TT è in genere affidata all’interruttore differenziale coordinato con l’impianto di terra, secondo la nota Idn * RE < 50 V. L’interruttore differenziale per uso domestico è tipicamente di tipo AC (Norme EN 61008-1 e EN 61009-1), il cui sgancio è assicurato per correnti differenziali alternate sinusoidali applicate improvvisamente o lentamente crescenti. Nelle abitazioni questo tipo di interruttore differenziale potrebbe non garantire più un livello accettabile di sicurezza. Gran parte degli elettrodomestici fa infatti uso di circuiti elettronici. Questi generano al loro interno forme d’onda che non sempre sono sinusoidali (es. il PWM della lavabiancheria), per questo motivo i dispositivi tradizionali potrebbero intervenire per correnti più elevate, o non intervenire affatto. Per questo motivo la nuova variante raccomanda l’installazione di interruttori differenziali di tipo A o di tipo B (secondo IEC 62423) in base alle possibili forme d’onda delle correnti di guasto dei vari apparecchi elettrici utilizzatori protetti dall’interruttore differenziale.

Dotazioni

Come anticipato, la norma individua le dotazioni minime di un impianto elettrico con riferimento a 3 diversi livelli prestazionali e di fruibilità. Il livello 1 individua la dotazione minima perla conformità alla 64-8. Il livello 2 prevede, rispetto al livello 1, un aumento delle dotazioni e dei componenti e l'aggiunta di servizi ausiliari quali il videocitofono e l'anti-intrusione. Il livello 3 prevede, rispetto ai livelli 1 e 2, un ulteriore aumento delle dotazioni e l'introduzione della domotica. Vediamo le caratteristiche richieste nel dettaglio: